L’export non fa primavera
Il dato può impressionare: l’export italiano ha registrato un aumento del 3,6 per cento su base annua, secondo i dati pubblicati ieri dall’Istat che si riferiscono al novembre scorso. Soprattutto se si considera che in Francia e in Germania la tendenza attuale è inversa. La ripresa delle esportazioni, però, dà soltanto un po’ di fiato all’economia nazionale. Poco rispetto alla terapia necessaria: ristrutturazione industriale e alleggerimento del carico fiscale per le imprese (perché “esportare” non significa automaticamente “fare utili”).
17 AGO 20

Il dato può impressionare: l’export italiano ha registrato un aumento del 3,6 per cento su base annua, secondo i dati pubblicati ieri dall’Istat che si riferiscono al novembre scorso. Soprattutto se si considera che in Francia e in Germania la tendenza attuale è inversa. La ripresa delle esportazioni, però, dà soltanto un po’ di fiato all’economia nazionale. Poco rispetto alla terapia necessaria: ristrutturazione industriale e alleggerimento del carico fiscale per le imprese (perché “esportare” non significa automaticamente “fare utili”). Al momento l’export risulta un utile appiglio per molte aziende, visto che la domanda interna è stagnante. E ben venga dunque il piano presentato ieri dal governo che prevede sostegno finanziario alle esportazioni e nel quale si definisce “serio e realistico” l’obiettivo di esportare prodotti per 620 miliardi di euro entro il 2015, 145 miliardi in più rispetto al 2012. Tuttavia la condizione che l’Italia condivide con i partner europei è quella di una depressione dei consumi, come dimostra anche il fatto che le importazioni italiane sono diminuite dell’8,2 per cento.
Non deve perciò stupire che l’aumento dell’export sia dovuto soprattutto alle vendite verso paesi extraeuropei (più 0,9 per cento rispetto a ottobre), mentre quelle dirette all’interno dell’Ue sono in calo (meno 0,1 per cento). Diminuiscono anche le esportazioni della Francia e soprattutto della Germania, la cui economia accusa una contrazione della crescita. Prova che il “meccanismo di trasmissione” dell’economia reale è incagliato in tutta Europa. In mancanza di un approfondimento e di una rivitalizzazione del mercato interno, non ci sarà ripresa legata all’export che tenga. Per nessuno. Berlino inclusa.